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FEDERICA TROVATO

Storia

COSTANZA E PERSEVERANZA,
RISULTATO GARANTITO.

Nonostante l’arte sia stato un grande amore sin da bambina, mi ci sono voluti anni per comprendere che ciò che desideravo realmente, fosse renderla un mestiere vero e proprio.

Gli insegnamenti della mia famiglia mi avevano portata a convincermi di poterla mantenere nella mia vita solo come “hobby”, così il mio intero percorso di studi se ne è sempre mantenuto ben alla larga.

Dopo il diploma, infatti, mi sono iscritta alla facoltà di biologia dell’Università Politecnica delle Marche, intenzionata a prendere una specialistica in biologia marina. Sono stati due anni di lotte contro me stessa, dove mi dicevo di essere soddisfatta e sicura di ciò che stavo facendo. Mi raccontavo di essere sulla strada giusta, e che tutto sarebbe andato per il meglio. Effettivamnete, la mia media era buona, e gli esami in regola. Eppure, dentro di me qualcosa non mi faceva dormire la notte. Nei due anni Anconetani ho scoperto però anche una seconda passione oltre l’arte, quella per le lingue antiche e gli alfabeti sacri.

Approfondivo in solitaria e andavo a fare corsi di runologia fuori dalla mia città universitaria ogni mese, erano la mia via di fuga.. finalmente avevo trovato un qualcosa cui aggrapparmi. “Aggrapparmi” ad altro però non era abbastanza, e ben presto l’infelicità e l’insoddisfazione che reprimevo senza rendermene conto esplosero. Era il febbraio del 2017, e finalmente capii di dover agire. Non potevo sopportare di svegliarmi con le lacrime agli occhi a soli vent’anni. Volevo uscire da quello stato emotivo di apatia e liberarmi della sensazione di starmi rinchiudendo in una gabbia da sola. L’unico modo per farlo, era capire cosa volevo davvero. Mi resi ben presto conto che la mia camera si era riempita di quadri e disegni sparsi, che in quei due anni avevo ricominciato a disegnare, scrivere, suonare.. il mio subconscio per tutto quel tempo aveva cercato l’arte come mezzo d’evasione dalla realtà in cui ero intrappolata.

Mi misi subito moto per cercare di capire che percorso mi avrebbe potuta aiutare a trasformare la mia arte in una fonte remunerativa.

Di lì a poco, i puntini si unirono, e tutto mi fu estremamente chiaro.

Lo studio degli alfabeti antichi di quei due anni, infatti, mi aveva avvicinata alla cultura dei tatuaggi sacri, e mi aveva fatto scoprire un mondo che mi affascinava e chiamava prepotentemente. In poco tempo capii che quello del tatuatore era il mestiere più adatto a me.

Mollai tutto, e iniziai il mio percorso formativo da tatuatrice alla Milano Tattoo School, trasferendomi per la seconda volta. A fine corso, con l’attestato in una mano e tanta speranza in un’altra, intrapresi quelli che sono stati fino ad ora gli anni più intensi e felici della mia vita. Ho tatuato amici sparsi tra italia e Francia, guadagnandomi il soprannome di ” Vagante Stravagante”. Ero la ragazza con gli occhi tatuati sui piedi, quella senza dimora fissa ma con tanto affetto di amici e familiari a sostenerla nelle proprie avventure.

Ben presto trovai il modo di organizzare un viaggio formativo in Thailandia, per andare a studiare con gli sciamani del posto l’arte dei Sak Yant, tradizionali tatuaggi sacri eseguiti con una tecnica molto particolare, chiamata “Bamboo Tattoo”.

Fu proprio in attesa di quel viaggio, nel marzo del 2019, che mi imbattei “casualmente” in Antonio e nella famiglia del Sax Tattoo.

Ero tornata a Bari a trovare i miei parenti, ed una sera sono stata invitata da un’amica alla presentazione di un libro sulla simbologia dei tatuaggi giapponesi, che si sarebbe guardacaso tenuta proprio in Via Manfredi 8.

A circa metà serata, Antonio mi si avvicinò dicendo di aver visto alcuni miei lavori sulla mia pagina facebook, e con parole che tutt’ora porto nel cuore come ricordo dell’ “inizio di tutto” mi disse: “Non so dove tu stia lavorando adesso, ma voglio che tu sappia che se vuoi, qui hai una Casa”.

E a distanza di un solo mese, quella diventò realmente “Casa”, il Sax Tattoo Studio. Ritrasferitami alla velocità della luce in quel di Bari dopo quattro anni di latitanza, iniziai quindi il primo mese in studio, in attesa della fatidica partenza formativa per la Thailandia, che sarebbe durata da maggio a giugno.

Grazie a quella trasferta ho capito ancora meglio che ciò che amo del mondo dei tatuaggi e delle modificazioni corporee, è proprio il lato più selvaggio e tribale, quello legato alla medicina dei saggi di villaggio, che utilizzano linee e simboli per guarire mente e corpo.

In Thailandia ho appreso l’arte del tatuaggio a Bamboo e dell’handpoke, e l’ho riportata in Italia assieme ai segreti degli Ajarn thailandesi, maestri di Sak Yant. Attualmente in studio offriamo quindi anche consulenze per tatuaggi sacri, il cui scopo è tradizionalmente quello di imprimere su pelle un desiderio, e benedirlo per portare le forze dell’universo a realizzarlo.

Il mio stile è quindi in continua espansione nel mondo del blackwork, spaziando dall’ornamental, al linework, ai Sak Yant, e utilizzando sia tecniche tradizionali (macchinetta), che moderne (Handpoke e Bamboo).

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